Biffi
di nuovo alla carica:
"Islamici estranei alla nostra umanità"
Ancora
un intervento del cardinale sull'immigrazione:
"Vogliono restare diversi per farci diventare come loro"
(Il Resto Del Carlino, 30 settembre 2000)
Gli
islamici nella stragrande maggioranza vengono da noi risoluti a restare estranei
alla nostra umanità", in ciò che ha di più essenziale e di più 'laicamente'
irrinunciabile. Essi vengono ben decisi a rimanere sostanzialmente 'diversi', in
attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro".
Il card. Giacomo Biffi è tornato a occuparsi del 'caso dei musulmani',
dopo le polemiche seguite alle sue recenti dichiarazioni, intervenendo a un
seminario su 'Vangelo, lavoro e migrazioni'. Hanno - ha ribadito - un diverso
giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione
della donna lontanissima dalla nostra, fino alla poligamia. E hanno una visione
rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta
immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede, anche se
aspettano prudentemente a farla valere di diventare preponderanti. Non sono gli
uomini di Chiesa, ma gli stati occidentali moderni a dover far bene i loro
conti.
Per Biffi, il solo modo efficace di promuovere il principio di reciprocità da
parte di uno Stato davvero 'laico' e interessato alle diffusione delle libertà
umane sarebbe "di consentire in Italia per i musulmani, sul piano delle
istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente
consentito per gli altri.
Il cattolicesimo rimane la religione storica dell' Italia e occorre preoccuparsi
di salvaguardare l' identità nazionale"
Piena e autentica libertà di esistere e di operare alle altre forme religiose o
culturali, dunque, "senza però che questo comporti un livellamento
innaturale o addirittura un annichilimento dei più alti valori della nostra
civiltà". Uno stato davvero 'laico' - ha detto Biffi - "dovrebbe
avere tra le sue preoccupazioni primarie quella di favorire la pacifica
integrazione tra le genti o quantomeno una coesistenza non conflittuale",
ma "le concrete condizioni di partenza degli immigrati non sono ugualmente
propizie". L' arcivescovo ha nuovamente rilevato che andrebbero preferite
"le popolazioni cattoliche o almeno cristiane, alle quali l' inserimento
risulta enormemente agevolato; poi gli asiatici, che hanno dimostrato di sapersi
integrare con buona facilità, pur conservando i tratti distintivi della loro
cultura. Questa linea di condotta non dovrebbe lasciarsi condizionare nemmeno
dalle possibili critiche sollevate dall' ambiente ecclesiastico o dalle
organizzazioni cattoliche".
I cattolici - ha aggiunto - hanno la fortuna di possedere immensi tesori
di verità e di sapienza: "E' un' effusione divinizzante di luce,
assolutamente inconfrontabile con i pur preziosi barlumi offerti dalle varie
religioni e dall'Islam". E gli immigrati cattolici "a pieno titolo
entrano a far parte della nostra famiglia di credenti, e vanno accolti con
schietto spirito di fraternità". Ai cristiani delle antiche Chiese
orientali "esprimeremo simpatia e rispetto, e potremo favorirli dell' uso
di qualche nostra chiesa per le loro celebrazioni". Gli appartenenti alle
religioni non cristiane vanno amati e aiutati nelle loro necessità, ha spiegato
Biffi: "Da alcuni di loro, segnatamente dai musulmani, possiamo tutti
imparare la fedeltà ai loro esercizi rituali e ai loro momenti di preghiera ma
non tocca a noi prestare positive collaborazioni alla loro pratica
religiosa".
Un approccio, quindi, "realisticamente differenziato. La speranza è che la
gravità della situazione possa portare a un efficace risveglio sia della
ragione sia dell' antica fede", ha detto il cardinale, per il quale il
fenomeno dell'immigrazione ha "colto di sorpresa lo Stato, che dà tuttora
l' impressione di smarrimento, e pare non abbia ancora recuperata la capacità
di gestire razionalmente la situazione, riconducendola entro le regole
irrinunciabili e gli ambiti propri dell' ordinata convivenza civile. Ogni
auspicabile progetto di pacifico inserimento suppone ed esige accessi vigilati e
regolamentati".
Ma per il cardinale sono state colte di sorpresa pure le comunità cristiane:
"Anche nella nostra consapevolezza di pastori, non si ha l'impressione che
il fenomeno dell' immigrazione negli ultimi 15 anni, nel corso dei quali esso si
è amplificato e acutizzato, sia stato vivo e pungente a misura della sua
oggettiva gravità".