ASTINENTI
IN PARADISO
di Nello Ajello (La Repubblica, 28 novembre 1989))
"Appena un soldo tintinna nella cassa, un'anima vola in paradiso",
affermava sarcasticamente Martin Lutero, grande fustigatore di ciò che si chiamava ai
suoi tempi "la vendita delle indulgenze". Sono passati quattro secoli. Ogni
animosità ereticale verso la Chiesa di Roma s'è attenuata fino a svanire, sotto i nostri
occhi, in un abbraccio ecumenico e post conciliare. Nessun Lutero redivivo (né alcuna sua
controfigura da avanspettacolo) pronuncia più anatemi moralistici. Sono scomparsi quei
laici ringhiosi e pittoreschi che Alberto Ronchey chiama "gli anticlericali al
Barolo". Una Chiesa pervasa di modernità sta attenta, salvo che in rari casi, a non
mettere troppo a disagio quei cittadini che si autoescludono dalla Grazia. Così si
pensava, con compiacimento, fino a ieri. Sennonché ieri, verso mezzogiorno, alcune righe
di un testo emanato dalla Penitenzeria Apostolica - e accluso alla Bolla Incarnationis
Mysterium firmata da papa Wojtyla - hanno rischiato di diffondere intorno a noi
l'antico sapore dell'indulgenza a pagamento.
FARÀ cosa saggia e meritevole, dice in sostanza quel documento, chi si asterrà
"almeno per un giorno" dal fumare o dal sorbire bevande alcoliche. Fin qui nulla
da eccepire: siamo in presenza di un semplice "fioretto" all'antica. La
Penitenzeria prosegue comunque nel suo suggerimento: ciò che si risparmia vietandosi
l'acquisto di sigarette, sigari, tabacco da pipa, vino, anisette o whisky potrà essere
devoluto ai poveri. Atto virtuoso, caritatevole benemerenza.
Più incresciosa, per chi non è animato da spirito confessionale, è invece la terza
parte dell'operazione. Con questa offerta di denaro ai bisognosi, gli oblatori lucreranno,
nel periodo che va dal Natale del 1999 all'Epifania del 2001, "l'indulgenza plenaria
giubilare", cioè la cancellazione - precisa il testo firmato dal Pontefice - di quei
peccati che comporterebbero "la privazione della comunione con Dio e, di conseguenza,
l'esclusione dalla partecipazione alla vita eterna". Il benefattore diventa così
beneficiario. Non avrà fumato né bevuto, ma potrà scongiurare, a buon mercato, la
dannazione e assicurarsi (accostandosi alla comunione) la salvezza. A questo punto, sarà
pure forte il timore di apparire blasfemi, retorici e retrogradi, ma come non associare il
tintinnio dei soldi agli splendori del paradiso? Come non pensare a quelle "offerte
speciali" che vengono raccomandate, sotto le feste, agli acquirenti di mercanzie non
sacre? La Chiesa - ecco una fatale obiezione - conserva, anche in tempi culturalmente
avanzati, quel candore ingenuo e antico che è parte integrante del suo fascino popolare.
"Omnia munda mundis", tutto è puro per i puri di cuore. In un contesto simile
ogni giudizio dettato dalla ragione umana rischia di riuscire stonato.
Il misticismo nel quale si prepara il Giubileo è, intendiamoci, degno d'ogni rispetto. E
tuttavia ci sia concesso un codicillo "storico". L'astensione dal tabacco,
proposta dalla Penitenzeria apostolica ci riporta alla memoria la decisione di quei
liberali che, all'alba del Risorgimento, raccomandavano ai loro seguaci di non fumare.
Obiettivo: "Togliere alla finanza austriaca una delle sue principali entrate",
per dirla con Carlo Cattaneo. Sta di fatto che ancora oggi sigari e sigarette, benché
giudicati nocivi, sono in Italia generi di monopolio. Ne nasce una curiosità forse troppo
profana o sofistica: quanto costerà al nostro erario, in termini di mancati incassi,
l'iniziativa vaticana. E ripensando alla polemica sulla scuola privata, osiamo chiederci,
bizzarramente: è possibile che neppure i fioretti del Giubileo si possano fare, qui da
noi, "senza oneri per lo Stato"?