Maria
e i musulmani
(E. Piatti)
Due
importanti testi riferiscono gli avvenimenti essenziali della vita di Maria, che
sono in un certo senso anche parte del Vangelo dell'infanzia di Gesù.
Si
tratta della sura 19 (la sura Maryam), 16-34 e della sura 3, 35-48; vi si trova,
al v. 42, una reminiscenza dell'annuncio a Maria del Vangelo di Luca: Gli angeli
dissero: O Maria, Dio ti ha prescelta in verità. Egli ti ha purificato, ti
ha scelto preferendoti a tutte le donne dell’universo.
Questo
dice il posto preminente che il Corano assegna a Maria.
Questa
sura 3 solleva d'altra parte un problema esegetico per il titolo che le è dato:
sura al-Imràn, la sura della famiglia di 'Imràn.
Maria
è la figlia di Imràn e sarà anche chiamata «sorella di Aronne» nella sura
19, 28.
Nella
Bibbia, Mosè, Aronne e la loro sorella Maria sono figli di Amram (così in Es
15,20 e Nm 26,59 si parla di Maria la profetessa, sorella di Aronne).
Il
Corano mette dunque in relazione Maria, la madre di Gesù, con la famiglia di
Mosè; molto probabilmente esso si colloca così - senza esplicitarlo - nel
solco di una tradizione che istituisce un collegamento, simbolico e tipologico,
tra le due Marie, Mosè e Gesù.
La
sura 19 evoca l'annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni (Battista), che è
un profeta coranico, l'annuncio fatto a Maria, la sua verginità e il parto
presso un tronco di palma.
Essi
si dissetano e si nutrono con l'acqua di un ruscello apparso improvvisamente e
con i datteri freschi che cadono dalla palma.
Quando
Maria si reca dai suoi con il bambino, questi la calunniano; allora avviene un
miracolo, il bambino parla dalla culla, svela la sua vocazione profetica: egli
è Parola di verità, di cui essi dubitano ancora.
La
sura 3 precisa dei particolari della giovinezza di Maria, affidata da Zaccaria
al tempio; noi li ritroviamo anche nel vangelo apocrifo dell'infanzia, di
Giacomo.
La
sura 4, 156-159 precisa le critiche verso coloro che hanno calunniato Maria e si
sono vantati di avere crocifisso Gesù.
Il Corano (sura 19, 35-36) sottolinea chiaramente il suo rifiuto di una
qualsiasi filiazione divina di Gesù affermando: «Non si addice a Dio di
prendersi alcun figlio; gloria sia a lui! Quando egli ordina una cosa, egli dice
solo ad essa:”Sii”, ed essa è. E, certamente, Dio è il Signore mio e
Signore vostro: servitelo quindi; questo è un sentiero retto».
Ma
esso sottolinea anche che il Messia, Gesù, figlio di Maria, è il profeta di
Dio, il suo Verbo, che egli gettò in Maria, e uno Spirito, proveniente da Lui,
pur ribadendo il suo rifiuto della filiazione divina: Dio è uno solo!…
come avrebbe un figlio? (4. 171).
La
nascita verginale di Gesù è così occasione di una polemica col cristianesimo.
La
sura 5 (v. 116) svela il sottinteso di questo rifiuto: E quando Dio disse:
'O Gesù, figlio di Maria, hai mai detto agli uomini: Prendete me e mia madre
come due divinità, accanto a Dio…?
Il
Corano colloca così la filiazione del Cristo nel quadro interpretativo del
politeismo meccano che esso ha combattuto con energia.
Per
il Corano, una filiazione divina non può essere compresa che in analogia con la
filiazione delle dee meccane e del dio supremo del panteon.
La presentazione di Gesù in un quadro di vangelo dell'infanzia, e proprio per questo, in relazione con Maria, indica chiaramente che esso non ravvisa una filiazione divina al di fuori di questo quadro, e non si riferisce all'autocomprensione di Gesù nel corso della sua vita da adulto, alla sua predicazione, alla crisi con le autorità religiose giudaiche e alla passione, quale appariva nel Nuovo Testamento alla luce dell'Antico Testamento.